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Tutor del corso online per Facilitatori Digitali

 

Così si legge nel portale di Pane e Internet http://www.paneeinternet.it/

” Pane e Internet è una iniziativa promossa dalla Regione Emilia-Romagna, nell’ambito del Piano Telematico regionale, con la collaborazione degli enti locali, delle biblioteche, delle scuole e delle associazioni del terzo settore.

Il suo scopo è offrire opportunità di prima alfabetizzazione informatica e apprendimento continuo sull’uso delle tecnologie digitali e l’accesso a Internet.  Queste opportunità sono rivolte in primo a chi (circa 1 milione di persone in Emilia Romagna) – per mancanza di competenze e/o strumenti, timori, o semplice disinteresse – non ha alcuna esperienza di uso del pc e accesso a Internet. Principalmente si tratta di persone anziane, donne (in particolare casalinghe), chi è in cerca di occupazione e/o ha un basso livello di scolarità, e i segmenti più deboli della popolazione immigrata. A tutti loro, Pane e Internet propone attività di formazione, assistenza e divulgazione, con i seguenti obiettivi:

  • superare diffidenze ed ostacoli che inibiscono l’uso delle nuove tecnologie;
  • evidenziare che saper navigare in rete può migliorare la qualità della vita;
  • promuovere l’utilizzo dei servizi pubblici on line.”

E che c’entro io con questo? Sono tutor del corso online per Facilitatori Digitali, un percorso indirizzato a persone che vogliono dedicare volontariamente agli altri alcune ore del proprio tempo libero e aiutarli ad acquisire alcune competenze digitali fondamentali, a sapersi muovere nel web e a non essere più esclusi dal digitale! Il corso online si realizza sulla piattaforma Moodle di SELF, sulla quale ho già seguito come tutor altri corsi per formatori degli enti pubblici e della sanità della regione.

Tutor online, tutor e-learning, diciamo semplicemente tutor perché:

  • seguo i partecipanti dal primo incontro in aula e per tutto il percorso formativo online
  •  curo i forum di discussione del corso online e le attività correlate
  •  seguo l’organizzazione, i tempi e le scadenze delle attività che i partecipanti devono portare avanti e concludere positivamente entro il termine del corso
  •  faccio il monitoraggio delle attività di ciascun partecipante a cadenza regolare
  •  sollecito, premio, informo, sostengo nelle difficoltà, non punisco mai
  •  organizzo e faccio mediazione nelle sessioni di videochat tra facilitatori partecipanti e facilitatori esperti promuovendo il confronto e aiutando nelle difficoltà tecniche.

Ho finora gestito 4 gruppi per un totale di 60 partecipanti circa, me ne aspettano altri 150/200 circa nei prossimi due anni. E credo che nasceranno importanti e interessanti progetti a partire da questo corso, come sempre il mio lavoro non mi annoia!

 

Il blog La Sposa Bio

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 E’ con piacere che vi presento La Sposa Bio, il blog che parla alle spose di bellezza e di matrimonio esclusivamente bio, pensato per aiutare passo passo la Sposa che esige rispetto per la sua pelle e un giorno in armonia con la sua filosofia di vita.

Un progetto di Alchimia Naturaazienda erboristica di Modena che coltiva piante officinali biologiche e le trasforma in prodotti cosmetici bio-ecologici, in preparazioni erboristiche e alimenti bio.

Cosa offre il blog?

Tanti consigli bio per spose, operatori di bellezza e del matrimonio, ma anche per tutti i curiosi e gli amanti del naturale e del bio-eco.

Spunti e soluzioni per trasformare il proprio matrimonio in un evento tutto bio.

Un blog concreto, che unisce le passioni e le esperienze di due imprenditrici e le mette a disposizione: Dott.ssa Maria Elena Setti, la sua formazione come chimica farmaceutica e farmacista ad indirizzo cosmetico e alimentare, la sua azienda erboristica Alchimia Natura, l’amore per la natura e per il biologico; la mia attività di formatrice, tutor e-learning, blogger e di animatrice sui temi alimentazione e consumo consapevole.

Ecco il nostro video promo

E-learning: imparare con gli altri, con le tecnologie

 

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Immagine da techtools-educ422-oconnor.blogspot.com– 2013

 

Settimana scorsa mi sono trovata a parlare con un consulente bancario e si ragionava degli studi e dei mestieri. Ho provato a spiegargli cosa faccio e dopo 13 anni io, che parlo di comunicazione efficace, che cerco di scrivere chiaro, che aiuto le persone a imparare, ancora ho qualche difficoltà a ottenere un’immediata comprensione del mio mestiere da molti miei interlocutori. Onestamente li capisco! Se hanno voglia di ascoltarmi di solito arrivano a farsi un’idea più precisa.

Chi fa il mio mestiere sa bene la fatica che si compie a condensare in poche parole perchè il formatore non è l’insegnante, non è il medico, né l’avvocato, né l’informatico o il commercialista. Se il mio fosse uno di questi 5 mestieri mi basterebbe pronunciare la parola e tutto apparirebbe chiaro.

In fin dei conti ne sono contenta perchè, col mio bel mestiere difficile da far capire, posso continuare la conversazione e raccontarmi con esempi, progetti di lavoro, attività… ed è un bell’esercizio di mantenimento per me e di condivisione con chi mi ascolta.

Tornando al consulente di banca, quando gli ho detto che tra le altre cose sono tutor e-learning, mi ha subito raccontato della sua esperienza fallimentare in fatto di corsi e-learning. Ha iniziato a picchiettare il dito su un tasto della tastiera del computer in modo fisso e monotono per dirmi che molti corsi e-learning si fanno a colpi di click e di noia. E’ così, purtroppo. A volte si viene pure obbligati e se manca la motivazione è ancora peggio.

Non ho potuto fare a meno di snocciolargli, in pochi secondi, come facciamo e-learning (io e i colleghi di Solaris Lab) e finalmente ricevo due conferme: 1) ha capito una parte del mio mestiere, 2) mi dice “l’e-learning fatto così sarebbe molto meglio”.

Dopo circa 15 percorsi per adulti, in cui ho progettato e seguito le attività dei partecipanti come tutor e due convegni organizzati sul tema, posso dire che l’e-learning è molto di più dello studio individuale e della valutazione di apprendimento: può essere partecipazione attiva, condivisione di metodi e prassi, uso assistito di strumenti e tecnologie a supporto del proprio apprendimento, lavoro di gruppo, discussione e confronto, scambio di conoscenze e produzione di contenuti, crescita professionale. Tutto ciò è garantito se il percorso viene gestito da formatori e tutor esperti di didattica.

E se dopo aver letto questo e gli altri articoli ancora vi chiedete cosa faccio, beh… ne scriverò altri e vi inviterò a leggerli! 

Comunicare di persona e al telefono, con addetti customer service

Si può ancora parlare di comunicazione in presenza e di comunicazione al telefono nell’era dei social network?

Eccome! Non sono ancora sparite queste modalità di comunicazione tradizionali, per fortuna.

Per 3 mattine ho avuto il piacere di stare in aula con persone che si occupano di customer service, di centralino, di gestione ordini e assistenza post-vendita in una multinazionale. Mi dicono che con i loro clienti/fornitori parlano di persona, al telefono e via e-mail. Sono costretta ad escludere la comunicazione scritta come previsto dagli accordi, il tempo a disposizione non è sufficiente. Ma sulla comunicazione efficace, in presenza e al telefono si può fare molto: dare spunti, condividere casi ed esperienze, proporre spezzoni video ed esercizi didattici, far simulare situazioni con videoriprese, rivedersi e discutere insieme. In una parola fare PRATICA.

Sembra un fatto ovvio, ciascuno di noi comunica in famiglia, al lavoro, con gli amici. Ed è tutto molto pratico. Ma molte nostre modalità diventano automatiche nel tempo, si cristallizzano in vere abitudini (buone o cattive) e soprattutto non ci rendiamo più conto di come comunichiamo se non ci fermiamo e proviamo a ragionarci. Ragionarci con l’aiuto di un formatore significa diventarne consapevoli, non del tutto forse… ma più di prima. Proprio questo ho fatto: li ho guidati a raccontarsi, a osservarsi, a osservare i loro colleghi e a riscoprire i loro modi di comunicare in varie situazioni, loro si sono messi alla prova e hanno lavorato in modo costruttivo. 

La loro soddisfazione è stata anche la mia.

Guidare gruppi di volontari a costruire strumenti didattici per la sicurezza

Weekend del 22-23 marzo, trascorso con un gruppo di circa 30 volontari di protezione civile dell’Emilia-Romagna.

Questi volontari, alcuni già formatori nelle associazioni, saranno i formatori sulla sicurezza nei corsi per volontari come loro.

Io e i miei colleghi dobbiamo aiutarli a condividere materiali, idee, attività sulla formazione alla sicurezza per volontari e a costruire strumenti e modelli comuni di lezione da spendere nei moduli formativi dei corsi per volontari di protezione civile già istituiti dal Servizio Formazione dell’Agenzia regionale di Protezione civile.

Risultato finale: tutti avranno un pacchetto di strumenti condiviso per fare una lezione efficace. Il pacchetto si compone di slides, di microprogettazione del modulo, di casi ed esempi, di materiali didattici e approfondimenti.

Il percorso per condurli a questo risultato è articolato e richiede più incontri. Utilizziamo vari metodi e strumenti formativi, tra cui l’uso di una piattaforma di lavoro. Ma di questa parlerò in un altro articolo.

Nel weekend li abbiamo suddivisi in 3 sottogruppi. Ho lavorato gomito a gomito con un gruppo di 11 volontari, eterogeneo per età e appartenenza associativa. Fin qui nulla di nuovo, ho già lavorato con gruppi di volontari, che per loro natura sono molto diversi. Ma una cosa hanno in comune: la voglia di migliorare, di fare, di confrontarsi, l’entusiasmo e la motivazione. Leve e atteggiamenti che riconosco in me, nel mio lavoro: che sia per questo che andiamo così d’accordo?

Ho ritrovato due volontari del gruppo storico di formatori del volontariato che ho contribuito a formare 9 anni fa: una signora di circa 75 anni che di mestiere fa l’ingegnere, un signore di circa 60 anni che fa l’impiegato.

Erano almeno 3-4 anni che non li rivedevo.

L’ingegnera F. mi ha parlato di tutto, come è solita fare, perché parla molto. E lo sa anche lei, proprio per questo dice che sta volentieri in mia compagnia, perché la so e la sto ad ascoltare! Mi piace il suo atteggiamento mentale, aperto e costruttivo sempre. Non ha le resistenze tipiche di chi avanza con l’età, anzi va contro le resistenze e chiusure di suoi colleghi ingegneri o di altri volontari più giovani.

L’impiegato R., dopo solo un’ora di lavoro in gruppo, mi fa notare davanti a tutti che i miei termini e il mio atteggiamento sono molto caldi e coinvolgenti. Lui attribuisce ciò alla mia recente maternità… E scherza sul fatto che mi comporto da mamma anche con loro, perché spiego, motivo e ogni tanto sgrido. Oltre a questo ci sono stati questi 3-4 anni di lavoro con i ragazzi, le insegnanti e le scuole. Con loro l’approccio deve essere accattivante, devo arrivare a un risultato soddisfacente in sole 3 ore di laboratorio didattico!

Con quel gruppo di 11 volontari ho passato molte più ore, paragonabili a due giorni di lavoro. Siamo giunti al risultato finale per risultati intermedi. Avevano già prodotto dei casi didattici sulla sicurezza con il mio supporto a distanza. La mia strategia è stata quella di attivarli e “scaldarli” fin da subito partendo dai loro contributi e di rimotivarli e chiarire bene il lavoro da fare insieme ad ogni step intermedio. Non ho mai dato per scontato che il lavoro fosse facile, perciò li ho accompagnati passo passo, lasciandoli gradualmente lavorare a coppie e a gruppetti. Negli ultimi lavori di gruppo di domenica 23 ho notato una maggiore autonomia. Come ci insegna Knowles, quando il risultato finale si avvicina e quando si comprende che ciò che si sta facendo è concreto e sarà davvero utile nella propria attività, allora si impara davvero e si va via soddisfatti.

Chi non ha denti… trova il modo per mangiare!

La settimana scorsa ho incontrato una classe di bambini di 6 anni e le loro maestre. Tema: frutta.

A nostra disposizione un punto vendita per una spesa simulata, un’aula con tavoli e sedie, una lavagna a fogli mobili e stoviglie per preparare merende.

Parlo di quanto è importante mangiare frutta e dei 5 colori. Facciamo la spesa a gruppi, con la solita fatica nel fare stare 20-25 bambini abbastanza composti e silenziosi in mezzo alle persone che acquistano per davvero. Arriviamo al dunque: è l’ora della tanto sospirata merenda!!! Un bambino mi chiedeva quando la potevano fare dall’inizio del laboratorio didattico…

Usiamo alcuni frutti presi da loro, li tagliamo a pezzi e iniziamo a preparare spiedini di frutta. Consegno uno stecchino lungo e alcuni pezzi di frutta a ciascuno e, pezzo dopo pezzo, le ditina dei bimbi infilano e compongono uno spiedino bello colorato. Viene voglia di mangiarselo subito e infatti… c’è chi ha già provveduto nonostante avessimo detto di aspettare!

Il VIA ufficiale non è ancora arrivato e così dico senza pensarci troppo “Ora potete mangiare, basta sfilare i pezzi con i denti!” I bimbi sono un pò dubbiosi, cosa ho detto di strano? “Maestra Arianna, ma noi non abbiamo i denti!!!” E qui ci scappa una gran risata, mia e delle maestre. In effetti lo sappiamo tutti che a 6 anni mancano i denti davanti, chi uno, chi due, chi quattro, sopra e sotto! Ma in quel momento non avevo fatto i conti con le loro finestrelle 😉

Sono riusciti tutti a mangiarsi lo spiedino anche senza denti davanti e ne volevano ancora. Anche quando ci manca qualcosa che ci farebbe arrivare subito all’obiettivo, troviamo il modo di arrivarci. Prendiamo atto della realtà, dei nostri limiti e troviamo strategie alternative. Fin da piccoli. E quando si tratta di fame, la strategia viene facile.

Mi presento

Sono mamma da un anno e mezzo. Un’esperienza magnifica che vivo con emozione ogni giorno. Ricomincio a lavorare dopo le festività con entusiasmo, so che mi aspettano nuove sfide.

Mi occupo di formazione da 13 anni, dalla laurea.

Lavoro con persone che hanno caratteristiche e obiettivi molto diversi: adulti di ogni età che hanno necessità di condividere conoscenze, metodi e pratiche; bambini e ragazzi che vogliono divertirsi e imparare. Utilizzo metodologie formative di vario tipo, in base all’utenza, al contesto, al tipo e durata di intervento. Flessibilità è la parola chiave del mio lavoro, in tutti i sensi.

Incontro persone adulte nella stessa aula e le “ritrovo” a distanza davanti a un computer, spesso non si conoscono e non sempre conoscono gli strumenti e le tecnologie messe a disposizione. Mi chiedono come fare, come mettersi in relazione tra loro per ottenere obiettivi comuni e condivisi… e io provo a guidarli, offro opportunità di apprendimento e di miglioramento nel rispetto delle loro provenienze ed esigenze. Ripongono fiducia in me.

Negli ultimi 4 anni ho ampliato il mio campo di attività all’educazione e all’animazione. Insegno a molti bambini e giovani a mangiare meglio e a essere consumatori più consapevoli, proponendo laboratori didattici a tema. Vorrei fare molto di più, perchè non siamo solo ciò che mangiamo. Ma mi accontento per ora di questo e di piccole attività di volontariato.

Ecco credo di avere una grande responsabilità: il mio dovere è quello di stare in ascolto, di capire le esigenze specifiche delle persone e dei gruppi di lavoro, di studiare contesti e situazioni, di fornire supporto e di proporre possibili soluzioni… e non è facile! Ci vuole molta pazienza e dedizione.

Di queste attività e capacità in continua evoluzione parlerò cammin facendo negli articoli di questo blog.